Cruciani in guerra coi vegani

Il popolare conduttore di una delle trasmissioni radio dedicate all’attualità e alla politica ha aperto lo scontro coi vegani.

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Due settimane fa li ha sfidati brandendo un salame mentre la rappresentanza del Fronte Animalista faceva irruzione a palaConfindustria: intendiamoci, non si è trattato di un’irruzione armata. Una delle animaliste, furiosa per lo sfottò, si è fatta strada, disarmata, per dirgliene quattro. Intendiamoci… chi parla, La Zanzara l’ascolta, abbastanza spesso. È un format irriverente, nato per sbeffeggiare, iperbolico, dove volano insulti di ogni genere. Mentre si torna a casa dal lavoro è divertente ascoltarla… per parafrasare un ascoltatore, arrivati all’uscita Sesto, voglio ridere!

Eppure qualcosa questa volta è andata male, davvero male. Non tanto per l’irruzione, ma per la terminologia utilizzata contro gli avversari, una parola fra tutte nazivegani. Il nazismo fu una cosa seria e prima di dare del nazista a qualcuno, anche per sfottò, bisogna pensarci molto… dovrebbe pensarci soprattutto David Parenzo che fa spesso da spalla a Cruciani e che di solito si indigna per molto meno, quando si parla di olocausto. Ma tant’è Cruciani è incontenibile, ne ha fatto una battaglia personale facendosi servire il coniglio in trasmissione per protestare contro una proposta di legge che vuole rendere il coniglio animale da compagnia e quindi sottrarlo al commercio delle carni.

Non voglio entrare nel merito dei conigli, ma è assolutamente lecito che si propongano leggi sulla limitazione dell’uso di determinati animali, o sulla limitazione dell’uso della carne. Esistono poi diversi buoni motivi per portare all’attenzione lo smodato e inutile consumo di carne della nostra società, quelli che ancora nella trasmissione di settimana scorsa, Cruciani si rifiutava di ascoltare a un ascoltatore che al telefono gli teneva testa. Se per i vegani il primo di questi motivi è la violenza sugli animali, per Cruciani, che, da buon specista, ritiene la vita umana, superiore a quella animale, c’è in primo luogo l’elemento salutistico.

La comunità scientifica ha dimostrato chiaramente che esiste una correlazione tra l’uso di carni in particolare quelle rosse e l’incidenza del cancro. Le carni rosse andrebbero eliminate e le carni bianche limitate. Non parliamo poi degli insaccati, proprio al salame, il nostro re senza corona e senza scorta, dovrebbe guardare non come a uno scettro, ma come si guarda a un oggetto buono, ma pericoloso, perché il salame (di qualunque tipo!) può piacere molto… ma può uccidere (chissà che salame era?). Ad un ascoltatore che proponeva di aumentare la tassazione sulle carni dell’80% Cruciani andava su tutte le furie, ma perché? Si va bene l’80% è una follia, ma il concetto di aumentare le tasse su prodotti che fanno male alla salute dell’uomo non è certo una novità: vedasi le sigarette. Limitare non significa proibire, significa fare bilanci: dalle tasse sulle sigarette devono venire fuori i soldi per curare l’aumento dell’incidenza di tumori, malattie cardiovascolari e quant’altro che le sigarette provocano e che vanno a carico del sistema sanitario, questa incidenza è una misura statistica, cioè scientifica. Dimostrato che le carni provocano un aumento dell’incidenza di determinate malattie (non solo quelle tumorali tra l’altro) perché non applicare ai prodotti nocivi gli stessi criteri che sono già applicati ad alcuni prodotti?

Esiste un altro buon motivo per limitare l’uso delle carni, che annoia moltissimo Cruciani, che è quello ecologico. La produzione industriale di carne è molto più inquinante della produzione industriale di vegetali (perché anche la produzione industriale di vegetali inquina), e il consumo di risorse (energetiche, idriche, ecc.) nella produzione di carne, è molto più elevato che per la produzione di vegetali.

Il terzo buon motivo, su cui esistono diverse sensibilità, è la sofferenza degli animali. Come dimostrano i fatti di cronaca di questi giorni, mi riferisco a due allevamenti francesi: molte di queste strutture sono dei lager, dove gli animali subiscono ogni sorta di violenza e maltrattamento. Vengono appesi vivi a dei ganci che vengono infilzati nella gamba, bastonati per stordirli e immessi in una catena di montaggio dell’orrore.

Non considerare questi tre elementi, è stupido, non irriverente: lo dico da onnivoro. Da onnivoro che ricorda che trent’anni fa la carne si consumava molto meno e che i miei genitori la mangiavano una, massimo due volte a settimana (i miei nonni non la vedevano proprio). Da onnivoro che non pensa che uccidere un pollo sia un crimine, ma che pensa che sia importante porsi alcuni problemi e iniziare a darsi delle limitazioni. Ma poi… perché non prendersela anche (e soprattutto, visto che i vegani alla fine non causano sofferenze particolari a nessuno) con gli estremisti del lato opposto, quelli del mattatoio di Mauléon-Licharre per esempio, anziché brandire salami? Questa parzialità non è in qualche modo un po’ crucio-fascista? Ai posteri l’ardua sentenza, ma diciamocelo, con tutto questo polverone, alla fine è un’ottima occasione per i vegani di far sentire le loro ragioni, senza cedere ai fanatismi o alle provocazioni.

di Davide Marrè

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