Delitto romano: la banalità del male

Torturato, seviziato, ucciso, Luca Varani ha sofferto, lo dicono i suoi aguzzini con lucidità e dettagli.

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Storie di ordinaria follia quella dell’omicidio di Luca Varani per mano di Marco Prato e dell’amico Manuel Foffo. O forse no: “Dovevo morire io” spiega Marco in sette pagine scritte prima del tentativo di suicidarsi… Ma quale tentativo poi? Chiariamolo: a chi si fa 10 grammi di coca, condita di alcol e psicofarmaci, il minias, un ansiolitico nemmeno particolarmente potente, non fa assolutamente nulla.

Il fatto

Una storia che si condisce dei più orribili particolari e che sui giornali sembra ormai un racconto horro a puntate. Marco, gay e organizzatore di feste a tema, si chiude in casa con Manuel per sballarsi di cocaina, finché tra sesso e sballo, maturano l’idea di voler uccidere qualcuno. Chi sarà la vittima? Marco ce l’ha, si tratta di Luca Varani, un ragazzo apparentemente normale che viene adescato con un’offerta di 120 euro. Luca è un ragazzo eterosessuale, scrive frasi dolci alla fidanzata, ma forse non disdegna di arrotondare con certe prestazioni o semplicemente di farsi di coca anche lui qualche volta. A casa di Marco viene letteralmente torturato ed emergono ogni giorno particolari sempre più agghiaccianti. Nessun movente reale, se non un momento di ordinaria follia.

La droga

Qualcuno dà la colpa alla droga, ma va detto che se alcol e cocaina rendessero le persone degli omicidi, a Milano e Roma non si potrebbe più girare per strada. Pochi mesi fa il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Grattieri, affermava: “Secondo alcuni studi Milano è la più grande piazza di consumo di cocaina in Europa. Arrivano alla periferia di Milano tonnellate di cocaina. Noi cerchiamo per quello che è possibile da Reggio Calabria di contrastare, però da soli non ce la possiamo fare”. Roma, dove è avvenuto il delitto segue a ruota. Ergo è un po’ troppo facile trovare delle colpe nelle sostanze stupefacenti. Queste possono liberare certi comportamenti, eliminare i freni inibitori, ma se non dentro di te non sei un assassino… difficile che lo diventi per colpa della droga. Il mostro deve insomma già essere dentro di te. E quel mostro era già dentro Marco, un storia tormentata di una persona che voleva cambiare sesso, ma, come tantissime altre che non si sono trasformate in assassini, ha incontrato l’opposizione della famiglia. Una vita non semplice, ma come quella di centinaia di migliaia di altre persone.

Le dark room

Ma se non è colpa della droga, sarà allora colpa dell’ambiente degradato che frequenta Marco? Qualcuno punta il dito sul locali da sesso a buon mercato. Dark room dove la gente si incontra senza conoscersi per fare sesso al consumo? Può essere… ma questo tipo di locali ci sono da decenni. Vanno di più tra i gay e un po’ meno tra gli etero, li frequenti se vuoi e se non vuoi non li frequenti come fa la maggioranza dei gay e degli etereo. Ce ne sono a Roma, a Milano, in tantissime località d’Italia come ci sono decine di luoghi di icontro all’aperto. Si chiamano cruising nell’ambiente. La gente ci va di giorno e di notte. A Milano il più famoso è il Parco Nord, a Roma c’era la zona Eur bonificata nei diversi giubilei. Che i preti si nascondono meglio nei locali come ci racconta la cronaca… E poi ci sono pure le saune! Insomma tutto questo c’è già da decenni e non ha mai aumentato la quota di killer a piede libero.

Red Carpet

Spunta anche una relazione con il vip di turno. Si tratta di Flavia Vento che si lancia in un’accozzaglia di banalità: “Se Marco ha fatto quello che ha fatto”, ha detto al Corriere della Sera, “la nostra amicizia finisce qui, storia chiusa, non andrò a trovarlo neppure a Regina Coeli. Sono sotto choc”. Il flirt tra i due risale a febbraio 2014: “Durò sì e no un mese, ci siamo visti in tutto 5 volte”. Secondo la Vento, il ragazzo non è “pazzo”: “Proto non è mai stato violento, mai alzato le mani, mai soprattutto sniffata cocaina in mia presenza, perché sapeva che io sono contraria alle droghe”. Meno male che lo dice lei!

Gli esperti

E mentre gli esperti almanaccano sulle responsabilità e la morale, quella che emerge è la banalità del male: la banalità appunto. Di chi decide una sera tanto per… di uccidere qualcuno. E in questa banalità spicca la voce del padre di Foffo, a Porta a Porta, che anziché tacere ha ben pensato di farsi ospitare in una trasmissione televisiva: “Manuel è sempre stato un ragazzo modello, contro la violenza. Un ragazzo molto buono.” La banalità appunto… “Che cosa dovrei pensare di aver generato un mostro?” Forse il mostro è anche più vicino di quello che pensa, caro signore!

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