Elena Ceste: rito abbreviato per Michele Buoninconti

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Alla fine hanno cambiato strategia difensiva gli avvocati di Michele, forse per contenere quella che sembra una pena quasi certa. Le prove a carico dell’uomo ormai formano un puzzle definito.

di Davide Marrè

 

Lo hanno trasferito dal carcere di Quarto d’Asti, Michele Buoninconti, al carcere di Verbania, nella sezione adibita alla custodia degli appartenenti alle forze dell’ordine. Nei giorni scorsi per il Vigile del fuoco è stato stabilito il giudizio immediato. Ovviamente è spuntata subito la possibilità del rito abbreviato: Chiara Girola e Massimo Tortoroglio, hanno depositato la richiesta proprio settimana scorsa nell’ufficio del gip di Asti. La motivazione addotta dall’uomo che si proclama innocente, è quella di evitare un’eccessiva esposizione mediatica, nell’interesse dei figli, ma in realtà potrebbe beneficiare di una riduzione del 30% della pena, soprattutto visto che le prove sembrano essere sempre più schiaccianti e numerose. È questa l’opinione anche di Deborah Abate Zaro, l’avvocato di parte civile della famiglia, secondo cui la scelta difensiva è un ovvio tentativo per contenere una pena ormai certa, piuttosto che la contestazione troppo difficile di quanto emerso dall’incidente probatorio. Tanti, troppi i dettagli che lentamente si fanno strada e che rendono sempre più chiaro il quadro accusatorio.

La testimonianza del collega
In primis c’è la testimonianza del collega vigile del fuoco messa a verbale da cui sembra chiaro il tentativo dei sviare le indagini da parte del marito. Michele gli racconta di essere già stato al Rio Marsa, il luogo di ritrovamento del corpo di Elena, e quindi lo indirizza verso un’altra zona. Il collega quindi orienterà le sue ricerche da un’altra parte. Durante l’interrogatorio lo stesso è incredulo proprio perché il corpo è stato ritrovato nella zona dove non aveva cercato per colpa del marito, ma afferma di non aver sospettato nulla al momento. Sempre durante l’interrogatorio parla del cane, Gandalf, l’amico a quattro zampe di Elena legato alla catena. Più volte era stato suggerito a Buoninconti la possibilità di usare il cane, ma il marito racconta che è un cane stupido e che avrebbe creato più problemi che altro.

Gandalf, un cane da tartufi
Si tratta in realtà di un cane da tartufi che probabilmente si sarebbe diretto esattamente dove si trovava il corpo senza vita della padrona. Gandalf è stato prima legato, poi addirittura allontanato dalla casa e alla fine è stato ritrovato in un allevamento dell’astigiano. Secondo la versione di Buninconti il cane era stato allontanato perché lui non sarebbe più stato in grado di badarci e quindi era stato restituito al proprietario originale, ma in realtà il cane sarebbe arrivato nell’allevamento solo dopo essere stato ospitato da diversi proprietari della zona di Alba.

L’intercettazione telefonica
Ma ci sono prove ancora più schiaccianti. Agli atti degli inquirenti c’è infatti l’intercettazione telefonica con l’amico Enzo che lo chiama proprio nei giorni della scomparsa della moglie. Il marito lo sollecita in realtà a interrompere ricerche che ormai non avrebbero portato a nulla secondo lui. Buoninconti dice che la zona era stata già sorvolata dall’elicottero e che se ci fosse stato il corpo di Elena l’avrebbero trovato da qualche parte. Ma l’amico non è d’accordo e gli dice che ci sono degli angoli che chi non li conosce non sa neanche che esistono, per esempio il canalone sul Rio Marsa, dove poi sarà ritrovata Elena. Michele è chiaramente preso in contro piede e chiude la telefonata. Si sente chiaramente un clic, cioè lui chiude il telefono. All’amico che richiamerà pochi istanti dopo, dirà che è caduta la linea sviando il discorso sulle ricerche. Un’intercettazione che lascia più che perplessi.

Strappo muscolare
Ma c’è anche un altro dettaglio di cui la stampa ha parlato poco. Il medico della famiglia Buoninconti parlando con gli investigatori ha detto che due giorni dopo la scomparsa di Elena il marito si è presentato nel suo studio lamentando un dolore per uno strappo muscolare alla schiena, come se avesse sollevato un grosso peso. Un altro particolare che, se sommato a tutte le prove, diventa una tessera di un puzzle che sembra ormai ricomporsi lentamente.

Il cellulare
Anche il cellulare sembra voler accusare Buninconti. Il GPS mostra che le posizioni che poteva avere l’uomo durante la giornata in cui è scomparsa Elena, agganciato dai vari ripetitori della zona, sono compatibili con gli spostamenti al luogo dove è stato trovato il cadavere.

Un manifestazione il 22 giugno
Intanto c’è chi al rito abbreviato assolutamente non ci sta. L’amica di Elena, Morena Deidda chiarisce alla stampa che Michele deve avere il massimo della pensa e che la richiesta di rito abbreviato è assurda. Ha quindi annunciato una manifestazione a Roma proprio per chidere l’abolizione del rito abbreviato in caso di omicidio. Morena durante le ricerche aveva aperto un gruppo su facebook per facilitare il ritrovamento di Elena, chiedendo a chiunque sapesse qualcosa di farsi avanti. Adesso dopo tutte le prove che sono emerse lei ha già il suo colpevole. La manifestazione si terrà davanti al Minitsero della giustizia e sarà anche un modo per commemorare la vittima.

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