Gabriele Muccino… mal di Hollywood

0
269

Una storia sulla meraviglia e la sofferenza della vita, sul senso dell’abbandono e la paura di amare nel nuovo commovente film di Gabriele Muccino “Padri e figlie” che vola a Roma, direttamente da Hollywood, per presentare la sua ultima fatica.

di Paola Medori

Il regista ci parla delle emozioni di girare un film complesso, stratificato, che “racconta il senso della vita, la caducità e la necessità di rialzarci quando inciampiamo e abbiamo paura di amare”. Tocca il cuore degli spettatori il legame tra un padre, rimasto vedovo, interpretato dal Russel Crowe, e la figlia Katie (Amanda Seyfried). La sua estenuante lotta contro la malattia mentale mentre cerca di crescere la figlia. Poi un salto temporale per ritrovare Katie, cresciuta, e alle prese con la paura di abbandonarsi alla vita e all’amore.

Con “Padri e figlie – Fathers & Daughters” torni a parlare del rapporto genitori – figli. Perché hai voluto di raccontare questa storia?
La storia è scritta benissimo, nasce da una sceneggiatura di Brad Desch. Mi ha colpito per la sua forza e ampiezza dei piani di racconto e mi ha fatto sentire quella urgenza di raccontare questa storia. E’ un film stratificato, fatto di sotto-trame. Pieno di verità e di emotività che, proprio per tutti questi profondi livelli, racconta il senso della vita. La caducità e la necessità di rialzarci quando inciampiamo e abbiamo paura di amare perché sappiamo che la vita può far soffrire.

[L’intervista completa su EVA3000 n° 42 in edicola!]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here