Luca Abete: da Striscia un inviato inarrestabile

Ha fatto della sua attività di denuncia una missione, ma il suo vero obiettivo è motivare i giovani.

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Lo conosciamo per i suoi servizi su Striscia la Notizia che lo hanno visto spesso protagonista di denunce che hanno messo in luce i lati peggiori del nostro paese. Lo minacciano, lo percuotono, ma lui non si ferma, animato dal quello stesso ottimismo che cerca di insegnare ai giovani universitari quando è in tour con l’evento Non Ci Ferma Nessuno, scoprendosi un motivatore eccezionale. E in questa corsa lo abbiamo fermato per qualche istante.

Perché hai scelto un lavoro di denuncia così difficile qua in Italia?

Io facevo il clown, ho sempre lavorato nell’associazionismo, in pratica ho nel mio DNA il gusto e piacere di regalare a qualcuno un sorriso. Il clown insegna proprio la cultura del dare e quindi quando mi sono trovato a fare i miei servizi a Striscia la Notizia mi sono reso conto che la mia è una terra bellissima, piena di problematiche e che magari grazie ai superpoteri del programma avevo anche la fortuna di poter cambiare alcune cose.

Alla fine in realtà i tuoi servizi diventano un giornalismo di inchiesta, pensi che ci sia ancora spazio in questo paese per questo tipo di denuncia o la gente si è un po’ assuefatta?

Striscia ha rappresentato una svolta nel modo di fare denuncia, pensate alle microcamere usate a fini giornalistici, sono state inventate da Antonio Ricci, e oggi le microcamere le utilizzano tutti. Il rischio è che qualcosa si appiattisca un po’ però noi abbiamo una grandissima forza: è il programma dei record non soltanto perché è in onda da 29 anni, ma per la redazione. Tutti gli italiani scrivono migliaia di messaggi al giorno, diventano dei mini reporter raccontandoci i fatti che succedono in giro.

Un paio di domande sulle tue inchieste, ultimamente ti sei occupato dell’ospedale Cardarelli e del Don Giovanni Bosco. Al Caldarelli ti sei occupato dello scandalo barelle, com’è la situazione della sanità?

È un assurdo paradosso, nel tentativo degli anni passati di sanare il deficit della sanità pubblica, la regione Campania ha deciso di chiudere una serie di ospedali o di settori, tipo un pronto soccorso, quelli che sono rimasti aperti, si sono intasati. Il fenomeno delle barelle non era scomparso dai corridoi, era stato semplicemente nascosto nelle stanze più irraggiungibili dai nostri occhi. Il malato soffre due volte, per la malattia e per le assurde condizioni nelle quali vengono curati,

Dici che la sanità è il grande malato, c’è una cura o siamo di fronte ad un malato cronico?

Qui in Campania c’è un esasperazioni delle problematiche,  le problematiche diventano sempre emergenza, quella dei rifiuti è stata un emergenza, quella dell’abbandono dei rifiuti delle campagne diventa terra dei fuochi, quella della sanità diventa un emergenza sanitaria che non si sana col il tempo, fondamentalmente servirebbe un operazione straordinaria di intervento concreto programmato. Abbiamo raccontato a inizio stagione di pazienti che aspettavano 10 15 giorni per essere operati ad un osso rotto, le operazioni in ortopedia si fanno  entro 48 ore!

Hai accennato ai rifiuti, sei stato di recenti nella terra dei fuochi, se non erro a inizio febbraio, com’è la situazione?

La situazione è migliorata da molti punti di vista, prima era veramente una terra di nessuno dove tutti potevano fare ciò che volevano,  va detto che il problema non è risolto, si è diventati un po’ più furbi, i roghi sono diminuiti ma i rifiuti ci sono lo stesso.

Un’ultima domanda, ti abbiamo visto a volte scontrarti con le forze dell’ordine, ricordo il caso col ministro Giannini, com’è il tuo rapporto con le forze dell’ordine? Sono a favore o impediscono l’informazione?

Guarda, noi analizziamo le problematiche che ci vengono sottoposte, o che notiamo senza filtri, i problemi sono in ogni famiglia, sono nella sanità, nei tribunali, sono tra le forze dell’ordine,  ma è ovvio se noi andiamo a portare una pigna a un sindico non significa che tutti i politici e tutti gli amministratori non sappiano governare, come se nel momento in cui nasce un problema con un esponente delle forze dell’ordine, non vuol dire che siano tutti scorretti o non degni di indossare la divisa, quello che è successo a me ad Avellino è un fatto conclamato, l’hanno visto tutti, hanno criticato tutti, le stesse forze dell’ordine.

Il caso più difficile di cui ti sei occupato

Che domanda difficile! Abbiamo molte difficoltà quando si entra in certi contesti più blindati,  ricordo un servizio con grande dispiacere e tristezza quando mi occupai qualche anno fa di una struttura dove c’erano dei disabili che venivano tenuti in condizioni veramente di pessima igiene e venivano trattati in una maniera vergognosa, e mi ricordo che quando entrai all’interno di quella struttura, c’era un cattivo  odore, delle scene orribili, quello è forse uno dei servizi che ricordo con più dolore, ricordarlo mi fa venire le lacrime agli occhi, è stata una bruttissima esperienza per me, perché erano delle persone indifese che avevano bisogno di tanto amore, e tanto sostegno e in quel contesto venivano maltrattati e tenuti in quelle condizioni veramente pessime.

Hai mai ricevuto delle minacce per i tuoi lavori e i tuoi servizi?

Ecco, (ride!) mica una, praticamente, le minacce tramite social network sono frequenti, per strada capita qualcuno che non condivida il tuo operato e te lo dica magari anche in maniera un po’ dura, ma ci sta anche, le cose più brutte sono quelle che accadono in maniera subdola, nel 2014, e pochi mesi fa sono stato oggetto di intimidazioni anche molte serie nel senso che, su wikipedia è stata cambiata la mia scheda, oltre la data di nascita era stata aggiunta anche quella di morte, e c’era scritto anche come sarei morto, e quando sarei morto, ovviamente era una data che doveva ancora arrivare.

Insieme a questa tua attività hai affiancato anche un progetto da motivarore, dici che dalle sconfitte secondo te, anche quelle altrui, si può imparare qualcosa, proprio vero?

Questo è verissimo, girando le università mi sono reso conto che i ragazzi avevano bisogno di storie vere credibili, alle quali aggrapparsi per spiccare il volo per il proprio sogno, io racconto la mia storia, quella di un ragazzo di provincia in una città chiamata Avellino che studiava in università e lavorava, faceva il clown,  alla fine provando a fare le cose per bene continuando a sperimentarsi sono riuscito ad arrivare lì dove nessuno, immaginerebbe mai si possa arrivare senza raccomandazioni. Quindi la mia storia è diventata al centro di questa conferenza spettacolo che tengo all’interno delle Università, dove tra un sorriso, una risata, e un momento più commovente tra un video, una foto, e qualche aneddoto, io cerco di far capire ai ragazzi che fondamentalmente le sconfitte, i piccoli incidenti di percorso, non sono una disgrazia perché capitano a tutti, è capitato a me, è capitato a te, capitato a tutti, però la differenza sta nel come si affrontano quei momenti.

Sei alla terza edizione di queste iniziativa, quindi è stato un successo secondo te?

R: E’ stato un successo enorme, perché il primo anno ho provato a fare questa cosa per scommessa, va detto che l’ho autofinanziata, non costava niente alle università, la cosa bella è che il primo anno le università erano molto scettiche, abbiamo avuto delle grosse difficoltà, adesso invece sono le Università che ci cercano ci chiamano e ci vogliono.

Tu in sostanza insegni, comunichi l’ottimismo, secondo te è una carta vincente?

Si, questa è l’arma che mi ha consentito di andare avanti, ai ragazzi racconto quante volte mi hanno trattato come un incapace, quante volte mi hanno detto questo lavoro non fa per te, mi hanno detto centomila volte che non c’è l’avrei mai fatta, perché a certi livelli si arriva soltanto se si ha l’amicizia giusta, io invece col sorriso sulle labbra ho accettato sempre le critiche e le ho fatte diventare dei vantaggi. Oggi sono orgoglioso di aver fatto questo percorso, che possa essere un piccolo stimolo e un punto di partenza per una riscoperta di se stessi e questa qua è la più grande soddisfazione, ti assicuro che vale più di ogni premio che ricevo, e ne ricevo tanti, vale più di 8 milioni di audience che riesco a fare magari con un servizio.

di Davide Marrè

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