Raffaele Sollecito: Non chiamatemi più assassino

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È stato assolto Raffaele. La Cassazione ha messo la parola fine ad una vicenda durata ben sette anni, con un verdetto di innocenza, poi ribaltato dalla Corte d’Appello e infine ribadito dalla Suprema Corte. Una vicenda tra luci e ombre con un presunto colpevole: Rudi Guedé.

di Davide Marrè

Mi sento come un sequestrato tornato alla libertà. Il mio sequestro è stato insopportabile. Sono stato addtato come un assassino senza uno straccio di prova. La mia famiglia è stata fatta a pezzi, sbriciolata. Non è vero che non mi aspettavo questa sentenza: questa vicenda doveva finire così. Sono queste le parole di Raffaele Sollecito durante la conferenza stampa dopo la sentenza che l’ha visto assolto da ogni capo di accuso nell’omicidio di Meredith Kercher. L’esito di questa sentenza era l’unico possibile, sono completamente estraneo ai fatti, questo è quello che ribadisce ai giornalisti, ma soprattutto afferma con forza, non accetterò più di essere chiamato assassino.

Grande soddisfazione anche per Giulia Buongiorno che aveva sempre creduto nella sua innocenza e che adesso valuta una richiesta di danni. Eventuali istanze di ingiusta detenzione saranno valutate, ma per quanto riguarda la responsabile civile dei magistrati non ci sono sentimenti di vendetta nell’animo di Raffaele Sollecito. Non esiste il concetto che un giudice che condanna e poi con l’assoluzione ammette che ha sbagliato. Se ci sono stati degli errori vedremo. Sono valutazioni che meritano tempo e distacco. Valutazioni che attendono l’arrivo delle motivazioni della sentenza che verranno depositate tra qualche settimana.

Anche Amanda Knox, l’altra imputata nel processo, è apparsa sulla porta di casa immediatamente dopo aver appreso la notizia. Sono molto grata che giustizia sia stata fatta. Grazie. Sono grata di riavere la mia vita. Parole pronunciate alle televisioni di tutto il mondo e proseguite tra le lacrime mentre ricordava l’omicidio di Meredith.

Ma almeno qualcuno non crede alla sua innocenza, si tratta di Patrick Lumumba. Intervistato da Giuseppe Cruciani e David Parenzo a La Zanzara punta il dito: L’assoluzione di Amanda mi ha addolorato. E’ colpevole, ne sono certo. Amanda si è salvata perché è americana e approfitta della posizione del suo Paese, che è un Paese potente. Rudi Guedè è quindi l’unico a restare in carcere per l’omicidio di Meredith. Era stato condannato nel 2009 a 16 anni a causa delle prove schiaccianti che lo inchiodavano alla scena del delitto: l’impronta che appariva sul cuscino della vittima era sua, la prova del dna legato alla violenza sessuale aveva dato esito positivo, insomma pro0ve che non laciavano scampo nonostante abbia sempre detto di non essere stato lui l’autore dell’omicidio, ma che qualcun altro si era macchiato del delitto. Ma a questo punto chi? Intanto gli avvocati che hanno difeso gli imputati si affrettano a spiegare che Guedè era stato accusato e condannato avvalendosi del rito abbreviato èper consetirgli scontri di pena, quindi in realtà il giudizio che è stato formulato di concorso in omicidio in via definitiva, non ha semplicemente potuto tenere conto delle ultime acquisizioni processuali e pertanto non è incompatibile con l’assoluzione di Raffaele e Amanda.

Grande insoddisfazione invece per i parenti di Meredith. La madre Airline Kercher, in un intervistata su Repubblica, non nasconde fortissime perplessità: Volevamo sapere chi l’ha uccisa e vedere punito il colpevole o i colpevoli. Invece, dopo otto anni, siamo tornati alla casella di partenza”. Secondo la donna rimangono domande insolute.

 

EVA3000 – n° 16 – edicola 15 aprile 2015

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