RAPPER: GUERRA A COLPI DI INSTAGRAM STORIES

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Una vera e propria guerra a colpi di video, se le “cantano” di santa ragione, questa volta però senza parlare in rima i rapper Fedez, Marracash e Gué Pequeno. Accade tutto su “Instagram Story” funzione di Instagram che permette di scattare foto e girare video che hanno la durata di 24 ore. Tutto ha inizio con le taglienti parole di FEDEZ che citiamo: “Deve essere frustante fare le interviste ed essere costretti sempre a pronunciare il nostro nome perché se no non vi cagano di pezza, e nel titolo è più grosso il nostro nome del vostro.  E poi tipo ieri ti vedo dal vivo ti dico che sei un coglione faccia a faccia e abbassi lo sguardo, eh? Comunque, giusto per ribadire: il nostro tour ha venduto più di 100 mila biglietti, non è ancora uscito il disco, la terza data del Forum è praticamente quasi sold out e apriremo la quarta” e chiude con un bel dito medio. A scatenare l’ira di Fedez delle dichiarazioni alla stampa del duo Marracash/Gue Pequeno che circa l’album in uscita di Fedez e JAx “Comunisti col Rolex” (riferito a chi, partendo dai centri sociali, arriva al Successo e ai Soldi) hanno preso le distanze dai due con affermazioni chiare. Marracash ha sottolineato: “Non sono rapportabili a noi. Basta guardare alle rime agli artisti con cui collaborano per capire che sono una forma di pop che si maschera da rap. Fedez è una macchina da guerra del business, glielo riconosco, ma il mio fare musica ha altri obiettivi”. Dal canto suo Gue è stato incisivo: “Non è un delitto fare soldi, ma io lo dico chiaramente. Non voglio essere un politico, un attivista sociale o altro. Se invece hai la psicosi che ti fa vivere per i clic, sui social finisci col dire tutto e il contrario di tutto, preghi per Aleppo, preghi per i terremotati, quando in realtà preghi per i soldi”. Le parole di Fedez, non sono rimaste inascoltate, arrivano puntuali le risposte dei diretti interessati. Marracash, con una tazzina di caffè ribadisce: “Ho letto dei messaggi buffi sui social, a quanto pare il nano con la sindrome di Napoleone gli è partita la nave sui social, ha inventato un bel po’ di cazzate […] Tu ieri alla sfilata di Moschino eri seduto esattamente di fronte a me, non mi hai neanche per sbaglio mai guardato, neanche un secondo, capito?  E c’era Rebecca seduta che tu conosci bene che lo può dire …- poi aggiunge – sei l’unico babbo della storia dell’umanità che và alle sfilate di moda col bodyguard […] io abbasso lo sguardo perché tu mi arrivi al c… al massimo! Ripigliati!Curati!”. Gué Pequeno, imitando Fedez, dice: “Deve essere frustante far parte del rap game da cui mi sono allontanato, fatto di questi rosiconi, gente non appagata, non come me” poi ironizza sui numeri citati da Fedez circa vendita di biglietti e conclude “ma va a cagare va”. A questo punto Fedez parte al contrattacco: “come volevasi dimostrare non aspettavate altro che io parlassi di voi, avevate pure le grafiche pronte, è brutto, avete bisogno di vendere altre due copie in più?” e in un secondo momento aggiunge “è lampante che non aspettavate altro che una risposta, nel disco avete parlato di me e di JAx velatamente e non vi abbiamo risposto, nelle interviste parlate di JAx e di me e non vi rispondiamo, appena dico una cosa su un’intervista che avete fatto vi scatenate …”. La querelle però non è rimasta su instagram, né i video sono durati 24 ore, rimbalzando tra i social più diffusi, ha raggiunto dimensioni notevoli, tanto che Valerio Staffelli ha consegnato il tapiro a Fedez che ha sottolineato di non essersi mai dichiarato un rapper, ma un cantautore 2.0. L’inviato di Striscia poi ha consegnato il Tapiro a Marracash e Gué Pequegno, cercando di mettere la pace, ma a giudicare dalle frecciatine che i due hanno lanciato a Fedez (chiamandolo “Pinocchio”) non deve essere riuscito nel suo intento. Sui social intanto c’è chi ironizza sulla questione, come Pio e Amedeo, che, in una divertentissima parodia, ipotizzano una lite tra due Fedez e Marracash “foggiani”. Il video, molto visualizzato, ha girato viralmente il web, raggiungendo quasi le 30 mila condivisioni.

di Mariapia Della Valle

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