Serena Autieri è la Lady D, la Principessa dei cuori e icona amatissima ancora oggi in tutto il mondo

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«Diana mi ha aiutato a entrare in contatto con la mia fragilità. Grazie a lei conosco ancora di più me stessa, le mie forze, i mie dolori, e le mie debolezze», confessa Serena Autieri. L’attrice napoletana porta in scena “Diana e Lady D” il primo musical al mondo, scritto e diretto da Vincenzo Incenzo, dedicato alla Principessa del Popolo. A vent’anni esatti dal fatale incidente a Parigi dove Diana Spencer perse la vita.

 

Come si è preparata per interpretare il personaggio?

C’è stato tanto lavoro con il prezioso supporto di una psicologa per entrare meglio in alcune complesse dinamiche emotive, in alcuni nodi irrisolti e nelle mie fragilità. All’inizio mi sono divertita a giocare con la parte pubblica, i lustrini e il glamour di Lady D. Poi ho rotto il muro, ho iniziato a scavare nel profondo dei suoi dolori e nei suo sogni. Adesso mi piace più interpretare Diana.

 

Quanto è stato impegnativo questo ruolo?

La sua fragilità mi ha fatto riconoscere la mia. Il mio avvicinamento a lei è stato da subito intimo e magico, struggente e appassionato. Mi sento onorata nel dare voce a questa donna, che è andata via così giovane, in un momento in cui aveva voglia di urlare al mondo intero che, in qualche modo, aveva trovato l’amore, e che voleva viverlo senza freni e senza barriere.

 

E’ vero che ha parlato con lei in sogno?

Ci sono state notti molto intense, in cui le chiedevo aiuto e se stavo facendo la cosa giusta. In punta di piedi, non volevo violare la sua privacy. E’ stato un modo per vedere il suo sorriso e avere il suo consenso.

 

Cosa l’ha più colpita di Diana?

Lei era un’anticonformista piena di sentimenti, alla disperata ricerca di amore, forse per un’infanzia non felice. Era una principessa, ma amava la semplicità di stare con le amiche, di diventare maestra d’asilo, di avere figli. A 19 anni credeva nell’amore e di Carlo era innamorata follemente.

 

Le nozze segnarono in qualche modo la sua fine?

Diana arrivò a quel matrimonio come un “agnello al mattatoio mortalmente calmo”. Poi con gli anni ha cercato di ribellarsi in ogni modo, di fare il suo percorso e trovare la sua identità senza mai essere ascoltata.

 

Quale messaggio lo spettacolo vuole far arrivare al pubblico?

E’ un inno alla vita. E a tutte le donne che non riescono a far sentire la propria voce e che ogni giorno devono fare i conti con una libertà per loro non prevista.

 

Ricorda il giorno dell’incidente?

Avevo 20 anni ed ero a casa dei miei genitori a Napoli. Quando ho saputo della morte di Diana ero appena uscita dalla doccia e sono rimasta di ghiaccio davanti al Tg.

 

Dopo il tour teatrale dove la rivedremo?

Ora mi dedico a “Diana & Lady D”. Dopo il Sistina saremo a Napoli all’Augusteo, poi abbiamo anche “Vacanze Romane” che continua fino al 27 febbraio. Po c’è ancora un po’ di “Sciantosa”. Ho avuto anche diverse proposte per cinema e fiction. Sto cercando di capire e valutare tutto visto i tanti impegni teatrali.

 

Anche lei come Diana vive un contrasto tra la parte pubblica e il privato?

Anche io faccio un mestiere dove mi sento inevitabilmente esposta. E lo sento ancora di più da quando nella mia vita c’è Giulia, mia figlia, e non vorrei farla uscire sui giornali. Poi mi rendo conto che faccio il lavoro più bello del mondo e che voglio condividerlo con tutti, anche con la mia bimba.

 

Diana aveva creduto di trovare in Carlo il suo Principe Azzurro, lei lo ha trovato?

Si, quando ho conosciuto mio marito Enrico. L’ho trovato senza il cavallo bianco ma con la motocicletta. Lui mi ha fatto battere il cuore.

 

Come è suo marito?

Enrico è un uomo vero, concreto e senza fronzoli che c’è in ogni momento importante. Io sono più emotiva, passionale e istintiva. Abbiamo molti punti in comune anche di sensibilità artistica.

 

Enrico è il suo produttore teatrale. Una collaborazione nata per caso?

Si, lui faceva altro nella vita. E’ un uomo curioso che ama cambiare pelle e mettersi in gioco. Si è appassionato di teatro, della mia carriera e abbiamo capito che per tenere la famiglia unita sarebbe stata un’ottima idea.

 

Lavorare insieme non è un ostacolo?

Ognuno di noi si occupa di quello che deve fare con grande rispetto per il lavoro altrui, soprattutto perché io nel suo non ci entrerei neanche morta (ride, ndr).

 

Sua figlia Giulia è contenta della sua mamma attrice?

E’ una bambina molto buffa. Ha quasi 4 anni, è simpatica e schiva. Le piace cantare ma poi quando le avvicini un microfono di plastica, dice di “No”. Io la coinvolgo nelle prove perché questi sono stimoli bellissimi per i bambini, soprattutto se decidesse di fare questo lavoro.

 

Ha già delle potenzialità artistiche?

Non lo so. E’ molto creativa come tutti i bambini.

 

State pensando al secondo figlio?

Vogliamo allargare la famiglia ma per ora questi spettacoli sono un po’ come dei grandi figli, magari il prossimo anno. Ora facciamo crescere “Diana & Lady D”, poi vedremo.

di Paola Medori

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