Un “cattivo” dagli occhi buoni

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(KIKA) - FORMENTERA - ESCLUSIVO - Anche Adriano Giannini non ha resistito al mare e al sole di Formentera. L'attore e doppiatore italiano è stato fotografato su una spiaggia dell'isola iberica insieme alla storica fidanzata Maria e a una coppia di amici.Un pomeriggio di relax ma anche di giochi quello trascorso dal figlio del grande attore Giancarlo. Le foto testimoniano come Giannini si sia divertito a rotolarsi nella sabbia fino ad esserne ricoperto. Non solo. L'interprete di film come Baciami ancora è sembrato molto in sintonia con la compagna: nessun bacio ma un sentimento di complicità ha aleggiato nell'aria. Quando si pensa ad un Giannini su un'isola, su una spiaggia semi-deserta con una bionda al suo fianco, Il pensiero corre al padre Giancarlo. Come non ricordare allora la sua magistrale interpretazione insieme a Mariangela Melato nel film firmato da Lina Wertmüller, Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto.  

Simpatico, aperto e seducente. Tre aggettivi per descrivere Adriano Giannini, figlio d’arte, di quel Giancarlo protagonista di pellicole che hanno fatto la storia del cinema italiano. Versatile e antidivo come il papà. Adriano, attore, doppiatore e regista, seduce con lo sguardo e con una voce che arriva dritta al cuore. Sta ultimando il suo secondo cortometraggio come regista, mentre al cinema confessa di interpretare ultimamente soprattutto ruoli tremendi perché: “Il cattivo con gli occhi buoni è più interessante del cattivo- cattivo”.

E’ stato Mattia, un uomo ambiguo nel film per la tv “Limbo” di Lucio Pellegrini, accanto a Kasia Smutniak. Cosa ha voluto trasmettere?

Mattia è un uomo ambiguo che nasconde un suo personale “limbo”. Il film racconta la difficoltà del rapporto con l’altro, dopo aver passato delle esperienze personali forti come le storie di vita dei due protagonisti. La diffidenza, l’incapacità di riaprirsi, di mettersi in gioco, di ascoltare e andare verso qualcuno.

Ha mai vissuto un reale momento di limbo?

La vita presenta a tutti dei cambiamenti repentini, mi è successo in maniera molto diversa rispetto a quello che è capitato a Mattia, un personaggio misterioso che viene visto con sospetto e vive un esilio forzato.

Cosa l’ha colpita della storia?

Quando ho letto la sceneggiatura mi è sembrata subito diversa da quelle che si interpretano e si vedono nella televisione italiana. Credo che “Limbo” per la scelta degli attori, ma anche per come è stata scritta, girata, per la regia e la fotografia, si avvicini di più ad un linguaggio cinematografico di respiro internazionale.

Siamo molto lontani rispetto alle altre produzioni?

E’ un bene che incominciamo a portare il cinema in televisione che è quello che ormai bisogna fare e che fanno ovunque nel mondo. L’Italia è in ritardo rispetto al resto delle produzioni televisive che sono ad un livello incredibile.

Guarda le serie tv e quali sono le sue preferite?

Ne ho viste tante e alcune le ho pure doppiate come “True Detective”, anche se ultimatamente un po’ di meno. Voglio vedere assolutamente “Narcos” che mi sembra interessante. Di solito aspetto che escano più stagioni così poi prendo i cofanetti e li vedo in un colpo solo, non mi piace rimanere a metà.

Preferisce interpretare personaggi oscuri dalle mille sfaccettature o ruoli comici e divertenti?

Ultimamente mi fanno interpretare spesso ruoli da cattivo che sono comunque molto affascinanti. Credo perché ho il taglio degli occhi da buono. Il cattivo con gli occhi buoni è più interessante del “cattivo-cattivo”. Vuol dire che c’è un conflitto interno nel cattivo, era buono ma è diventato così, quindi che gli è successo? Penso che questo genere di personaggio, per non scivolare nella macchietta, o nell’uomo tremendo che grugnisce in ogni inquadratura, debba avere un fascino e un’empatia con il pubblico, perché solo così funziona.

Uno dei suoi attori preferiti che l’ha colpita nei panni del personaggio crudele?

Penso ad un attore incredibile come Anthony Hopkins ne “Il silenzio degli innocenti”. Lui è un mostro, però ne siamo attratti perché ha un’intelligenza sopraffina. Siamo affascinati e ci emoziona con il suo linguaggio e il suo modo di essere, anche se poi ti tradisce perché mangia il cervello dei cadaveri che ha ucciso.

E’ ritornato da un viaggio in Argentina. Cosa sta girando?

Sono andato in Sud America per parlare con dei produttori per alcuni progetti con l’Italia, perché ho anche una casa di produzione. In Argentina ho un manager che stava seguendo un film e mi ha detto: “Visto che vieni perché non fai una parte?” Ho girato due giorni in amicizia per questo progetto internazionale.

Dove la rivedremo presto?

Sto ultimando il mio secondo cortometraggio da regista. Ne ho fatto già uno nel 2009 “Il gioco” che ha avuto anche un buon successo nel mondo ed è andato in molti festival. E’ uscita la seconda stagione di “In Treatment e a fine maggio mi rivedrete su Rai Uno in un film di Ricky Tognazzi sulla vita di Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo, ucciso in un agguato mafioso il 21 luglio 1979.

Preferisce stare dietro o davanti la macchina da presa?

Ho fatto dai 18 ai 30 anni l’operatore cinematografico, quindi il “dietro” mi è molto comodo. Avendo fatto l’attore e il cineoperatore, la regia riesce a mettere insieme i due punti di vista che sono così diversi.

Ha dei rimpianti lavorativi?

Ho fatto delle cose che non avrei dovuto fare e non fatto delle cose che invece avrei dovuto. Fa parte della vita. Ci sono cose, che non ti posso proprio dire, che vorrei proprio cancellare ma che trovi comunque nel mio curriculum.

di Paola Medori

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