Camila Raznovich, la più amata dai giovani

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Db Milano 27/06/2018 - presentazione palinsesti Rai autunno 2018 / foto Daniele Buffa/Image nella foto: Camila Raznovich

La sua primissima apparizione in tv risale al 1992 quando è apparsa al fianco di Fiorello nel programma cult Karaoke. Oggi Camila Raznovich è uno dei volti televisivi più amati dal popolo giovanile, ma negli anni è riuscita a conquistare un posto d’onore anche tra i big più amati dal grande pubblico. Merito anche della sua voce frizzante, della personalità allegra e gioiosa che l’hanno resa una famosissima V-jay di Mtv e non solo. Paladina degli argomenti più spinosi, conduttrice e speaker capace di interagire con disinvoltura con il pubblico più trasversale, la Raznovich è anche scrittrice e attrice: ha infatti pubblicato tre libri ed è apparsa nella sitcom Sformat, realizzata per RaiDue nel 2004.

L’infanzia hippy
LoveLine, il format nel quale Camila parlava di sesso, senza morbosità né imbarazzo, è forse uno dei più grandi successi firmati dalla v-jay milanese. Probabilmente la mente aperta e la libertà di pensiero che caratterizzano la personalità della Raznovich sono l’eredità della sua infanzia a tinte hippy. Figlia di padre russo nato in Argentina e di mamma italiana della provincia di Prato, Camila ha trascorso i primi dieci anni della sua vita in una comunità hippy in India, per via dello stile di vita e della cultura dei suoi genitori, seguaci di Osho. Una volta rientrata in Italia, ha frequentato il liceo appassionandosi sempre di più alla musica, una passione che le ha aperto le strade del successo. I primi lavori in tv, infatti, sono stati come conduttrice di programmi musicali anche se successivamente la Raznovich ha dimostrato il suo talento anche in altri contenitori informativi, come ad esempio Alle falde del Kilimangiaro e Amore criminale.

La maternità
Legata sentimentalmente all’architetto Eugenio Campari, la vita di Camila è stata coronata dalla nascita di due splendide figlie: Viola, nata nel 2009 e, Sole nata nel 2012. “I bambini ti tengono giovane”, ha sentenziato, aggiungendo però di non desiderare un terzo figlio: “Se voglio un terzo figlio, il maschio? No davvero, ho 40 anni, io mi fermo qui, il mio corpo non vivrà un’altra gravidanza”. La maternità, comunque, per la conduttrice, è un nodo centrale, tanto da averle dedicato un libro. “’M’ammazza’ è un diario che racconta la mia esperienza del diventare mamma. E’ frutto di un approccio diverso alla maternità, che discende anche dal tipo di educazione che ho avuto. Il fatto di non aver ricevuto un’educazione classica mi ha permesso cioè di non farmi intrappolare in tutta quella rete diffusa di ipocrisie e perbenismi, che circonda, soprattutto in Italia, la tematica della maternità. Quindi ho raccontato la mia personale esperienza da questo mio punto di vista particolare con estrema onestà e sincerità”. E il sottotitolo del libro la dice lunga sul tipo di mamma che è: una mamma politicamente scorretta, che ci piace tanto e nella quale – finalmente! – possiamo davvero rispecchiarci totalmente. Camila, infatti, ha voluto sfatare alcuni luoghi comuni e altre palesi menzogne sulla maternità: “Politicamente scorretto è il fatto che abbia descritto la mia bambina come ‘un angelo sì, ma sterminatore’ o che abbia messo nero su bianco il pensiero ‘Viola se non la finisci di urlare ti strangolo’. Sì perché dopo diversi giorni insonni passa a tutte per la testa di non farcela più, di non sopportare questi ritmi che hanno travolto tutto quello che prima della nascita di un figlio era la tua vita. Certo, dire come ho fatto io nel libro, che figlio non è uguale a felicità, ma che significa oltre a questo impegno, preoccupazione, ansia, e quindi associarlo in qualche modo alla tristezza è una specie di tabù per la nostra cultura”.

La tristezza
Per lei, invece, ammettere di aver vissuto sulla propria pelle un sentimento del genere, non è mai stato un tabu. Camila ha, infatti, rivelato di aver avuto un aborto e di aver sofferto di depressione post partum, dando così un messaggio positivo a quante, come lei, hanno vissuto o stanno vivendo un dolore simile. Ma non è la prima volta che la Raznovich ha dovuto fare i conti con la sofferenza. Ospite nel salotto di Silvia Toffanin, qualche tempo fa ha confessato di essere stata vittima di un pedofilo quando era bambina: “Io avevo sette anni, ero ospite in una villa in Liguria e c’era questo amico di vecchissima data dei miei che una volta si è spinto oltre con le coccole guardando i cartoni animati, eravamo solo io e lui. Si è spinto oltre in zone dove non doveva andare. A me è successo a sette anni e l’ho scritto a 30, in questi anni non ne ho parlato con nessuno, mia madre l’ha saputo leggendo il libro. Io l’ho scritto quando il mio papà era già morto, perché lui era molto amico di mio padre, per cui io evidentemente ho voluto che lui non lo sapesse”.

(EVA SALUTE)

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