Barbara Eramo, cantante e autrice, nata a Taranto e residente a Roma da diversi anni, ha esordito negli anni ’90 esordisce col duo Eramo & Passavanti con il quale vinse il premio della critica nella sezione giovani del Festival di Sanremo1998 e il “Premio Volare” per la migliore esibizione del festival, assegnato da Michael Nyman, presidente della giuria di qualità. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e Barbara non ha mai abbandonato l’amore per la musica. Proprio in queste settimane è uscito il suo nuovo singolo, Emisferi, apripista di un album che vedrà la luce entro l’anno.

Dopo aver vinto giovanissima il Premio della critica a Sanremo (insieme a Passavanti), ti piacerebbe tornare sul palco dell’Ariston? 

Solo con qualcosa di cui sono estremamente sicura; legato a quell’evento, ho un ricordo di euforia misto a puro terrore e so che per sostenere quel palco bisogna davvero portare qualcosa in cui ci si sente nella propria pelle, perché poi la pelle li a proteggerti, quasi non ce l’hai più.

Come dovrebbe essere secondo te la canzone regina del Festival, quali caratteristiche dovrebbe avere?

Avere un impatto emotivo al di sopra della media. Ricercato senza essere cervellotico. Mi auguro emergano il talento, la sensibilità e le qualità compositive. Poi, su ciò che può funzionare o meno sono davvero la meno indicata a dirlo.

Hai collaborato per diverse colonne sonore con Nicola Piovani. Che esperienza è stata?

Con Piovani ho avuto più volte il privilegio di cantare dal vivo nei suoi concerti sinfonici ed è stato magnifico, le sue musiche hanno il dono della semplicità e della leggerezza nella sua accezione positiva, mentre ho cantato in tante colonne sonore di  diversi autori tra i quali Luis Bacalov, Alexandre Desplat, Pivio & Aldo De Scalzi… Amo il cinema e legare la musica alle immagini.

Hai realizzato un disco con il produttore francese Hector Zazou. Ce ne parli?

Racchiudere quella esperienza in breve è difficile ma la prima parola che mi viene in mente é coraggio. Mi ha esortato a non aver paura nello scegliere strade meno consuete e perseguirle lasciando sempre le porte spalancate alla curiosità, alle intuizioni e al gioco come possibilità di ricerca senza filtri.

Lo scorso Capodanno (2018/2019) al Circo Massimo con la compagnia i Kitonb, un bel modo di iniziare l’anno.

Sì, da brividi e non per il freddo! Oltretutto, anche con costumi parrucche e tacchi che per me erano davvero complicati da indossare! Ma è stata adrenalina pura!

Sei molto attiva all’estero col circuito di musica world. Nemo profeta in patria?

Fare un certo tipo di scelte artistiche magari  meno convenzionali, ha portato inevitabilmente a ridurre il mio impatto nel circuito della discografia italiana, ma in compenso mi ha permesso di espanderlo oltre confine. Poi, qui le così dette nicchie, nelle quali mi trovo spesso catalogata, hanno il vantaggio di farti ascoltare da chi lo sceglie davvero e non perché sei un ascolto passivo o indotto. Si, é più tosta ma è il pegno da pagare per la propria libertà  artistica.

Parlaci del brano Emisferi.

Emisferi è un brano che fa una buona sintesi del mio passato e del mio presente musicale. Il testo poi nasce dalla necessità di raccontare riflessioni esistenziali che tutti ci ritroviamo a fare, osservando come ogni aspetto di noi anche il più contraddittorio sia all’interno di un unico sistema, riflesso scuro dei nostri aspetti migliori o viceversa… Dico spesso ironicamente ma anche con convinzione, che Alan Sorrenti col suo Figli delle Stelle ha anticipato in un brano estremamente pop, un concetto davvero profondo.

Che progetti hai in cantiere? 

Sto ultimando il nuovo album e spero semplicemente di suonarlo in giro il più possibile.

Un sogno nel cassetto? 

Scrivere musiche per il cinema ma anche continuare a cantarle ovviamente. E poi poter conoscere il più possibile il nostro bellissimo pianeta e le sue tante infinite musiche e culture.

 

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