I RICORDI DI PUPI AVATI IN UN LIBRO CHE RIPERCORRE I 109 ANNI DEL SIMBOLO DI BOLOGNA

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Da sempre il Diana è il ristorante più bolognese di Bologna. È un simbolo, quasi come il Nettuno, le Due torri o la mortadella. Enzo Biagi lo paragonò al Bologna calcio, all’Università e al Comune. Insomma, un’istituzione, nata 109 anni fa e cresciuta fra tortellini, tagliatelle e carrello dei bolliti. Allo storico locale di via Indipendenza è dedicato un volume che Minerva ha appena mandato in libreria: “Diana, Bologna in un ristorante” (128 pagine, 18 euro). Lo ha scritto Mauro Bassini, giornalista di lungo corso al Resto del Carlino e al Quotidiano nazionale. Con l’aiuto di molte belle foto e di decine di testimonianze dirette, il libro parla del Diana e di Bologna negli anni splendidi e in quelli bui. Ne racconta i clienti divertenti o straordinari (da D’Annunzio a Fiorello, da Pertini a Patti Smith) e si avvale di alcuni contributi di firme celebri. Edoardo Raspelli racconta “la sorpresa, la meraviglia e la nostalgia” per quel ristorante accogliente e immutabile, per certi sontuosi piatti, per quei datati camerieri in giacca bianca, a volte troppo stretta.
Altri testi inediti sono di Italo Cucci, Giorgio Comaschi e Pupi Avati che svela divertenti retroscena di una sua fiction Rai (“Un matrimonio”, anno 2012, protagonista Christian De Sica) girata all’interno del locale.
Il libro è uscito in coincidenza con la riapertura del ristorante dopo quattro mesi di lavori. Assediato dagli alti costi e dalle multinazionali della moda, il Diana ha rischiato di chiudere per sempre. Lievemente ridotto negli spazi, il ristorante ha invece iniziato una nuova vita, con lo storico maître Eros Palmirani ancora in sala e lo chef Silvano Librenti alla guida della cucina più tradizionale della città.

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