Il Mistero della Sindone

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Sul lenzuolo che avrebbe avvolto il corpo di Gesù si discute ormai da secoli. La Sindone però non ha ancora svelato i suoi misteri, ma chi vuole cimentarsi di persona può farlo a Torino in queste settimane.

di Davide Marrè

I Vangeli sono parchi di particolari relativamente alla sepoltura di Gesù. Giovanni per esempio parla di «teli» al plurale, di un sudario usato per Gesù, e di un rinvenimento del suo sepolcro vuoto, dove si vedono ancora i panni funerari privi del corpo del defunto. Dobbiamo guardare ai vangeli apocrifi, , per sentir parlare della Sindone. Nel Vangelo di Nicodemo, Giuseppe di Arimatea,, viene apostrofato dal Cristo risorto con queste parole: Io sono Gesù, di cui tu hai chiesto il corpo; mi hai avvolto in una sindone pura, hai posto un sudario sul mio viso, mi hai messo nella tua tomba nuova e hai arrotolato una grande pietra alla porta della tomba.

Il viaggio della Sindone

Il lenzuolo, una delle più importanti reliquie della cristianità sembra essere rimasto a Costantinopoli fino al 1204, poi scompare con il saccheggio della città. Il 20 giugno del 1353, il cavaliere Goffredo (Geoffroy) di Charny, che si è impegnato nella costruzione della chiesa di Lirey, fa dono del prezioso telo senza chiarire come ne fosse entrato in possesso. Forse dopo una spedizione contro i Turchi nella citta di Smirne oppure grazie a un suo legame con Ottone de la Roche, che aveva condotto la quarta crociata, oppure attraverso i Templari. Ottone del resto era antenato di Giovanna di Vergy, la seconda moglie di Goffredo, mentre tra i Templari (potentissimo ordine cavalleresco della Chiesa messo all’indice nel 1314) vi era un Goffredo di Charny, probabilmente suo zio.
Successivamente il conte Umberto de la Roche, marito di Margherita di Charny, nipote di Goffredo, prenderà in consegna la reliquia per metterla al sicuro da guerra tra la Borgogna e la Francia. Margherita si rifiuterà di restituirlo poi alla chiesa di Lirey. È in questo periodo che iniziano in Belgio, dove Margherita risiedeva, le prime ostensioni, in cui il lenzuolo è dispiegato e mostrato al pubblico. Ma Margherita si attira le ire del vescovo di Chimay che la caccia dalla città. Esasperata e rifiutandosi di restituirla, la vende ai duchi di Savoia.
La famiglia Savoia conserva la Sindone nella sua capitale Chambéry, dove nel 1502 fanno costruire una cappella apposita e nel 1506 ottengono da Giulio II l’autorizzazione al culto pubblico della Sindone con messa e ufficio proprio. Quando la capitale del Ducato di Savoia diventa Torino nel 1562, nel 1578 il duca Emanuele Filiberto decide di portarvi anche la Sindone, in occasione del pellegrinaggio di San Carlo, al fine di abbreviargli il cammino. Non tornerà più a Chambéry. Nel 1694 viene sistemata nella Cappella della Sacra Sindone, edificata tra il Duomo e il Palazzo reale, dove sta anche oggi.

I misteri della Sindone

Nessuno fino ad oggi, nonostante le tecniche moderne, è riuscito a riprodurre il telo che mostra l’immagine al negativo del corpo di un uomo, molto sbiadita. Immagine al negativo esattamente come se il lenzuolo fosse stato avvolto attorno a questo corpo.
In molti nel corso dei secoli ne hanno contestato l’autenticità e la prova del carbonio 14 eseguita contemporaneamente da tre laboratori nel 1988, l’hanno datata tra il 1260 e il 1390. Dieci anni prima le analisi chimiche fatte eseguire dal Cardinale Ballestrero avevano stabilito che il sangue sulla sindone era però reale e che si trattava di globuli rossi. Giulia Moscardi nel 2008 sembra aver confermato le tracce di globuli rossi, mentre è incerta la presenza di pigmenti.
Il tessuto della Sindone sembra però abbia una filatura molto diversa da quella in uso in giudea nel I secolo, la sua trama è molto più complessa. L’esame medico legale però ha confermato che la figura impressa è compatibile con quella di un uomo in rigor-mortis a seguito della crocefissione. Per gli autenticisti i segni dei chiodi sui polsi e non sulle mani, sarebbero uno dei segni dell’autenticità (i chiodi nelle mani non potrebbero sorreggere un uomo). E anche i 120 segni sparsi lungo il corpo potrebbero essere una testimonianza dell’avvenuta flagellazione. Insomma prove cntrastanti che hanno fatto della Sindone ormai un vero rompicapo.

L’ostensione del 2015

Se volete tentare di risolvere il mistero o semplicemente contemplarlo, quest’anno potrete farlo in tempi allungati. La Sindone sarà visitabile addirittura in anticipo, rispetto al solito. Dal 18 aprile è stata infatti nuovamente esposta. L’evento culminerà con la visita di Papa Francesco il 21 e 22 giugno. Mons. Nosiglia ha dichiarato in conferenza stampa per l’occasione: La Sindone è un grande segno di speranza, un dono che la Chiesa e il Signore fanno a milioni di pellegrini. Il suo messaggio è quello di vincere ogni avversità, di combattere ogni difficoltà.
La durata dell’ostensione sarà la più lunga della storia: andrà avanti per ben 67 giorni, fino al 24 di giugno, festa di San Giovanni Battista, patrono della città.
Ogni mattina dalle ore 7 sarà consentito entrare in Duomo per la porta centrale e partecipare alla celebrazione della S.Messa. Mentre per il percorso di visita, il cui accesso è in viale dei Partigiani, gli orari sono dalle 7,30 alle 19,30 ad eccezzion fatta per i giorni 20, 21 e 24 giugno.

La visita è gratuita, ma la prenotazione è obbligatoria tramite il sito internet dell’evento o al numero 011/5295550. E’ possibile prenotare in giornata presso il bookshop ufficiale sito in piazza Castello.

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