Intervista a Barbara Bouchet

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È sempre bellissima, Barbara Bouchet. 73 anni compiuti e una lunga carriera da sex symbol alle spalle, quest’attrice italo- statunitense di origini tedesche non sembra cedere al tempo che passa. “La gente mi ferma per strada e mi chiede quale sia il mio segreto di bellezza – ha confidato a Eva – Sai cosa rispondo? Che mi tengo giovane lavorando e poi, ogni tanto, mi metto nel freezer!”. Un trucco di bellezza, quello della Bouchet, che i due giovani registi di Metti la nonna in freezer devono aver preso alla lettera. Nel loro film, infatti, Barbara interpreta una nonna messa nel congelatore dalla nipote che, accortasi della morte improvvisa dell’anziana, ne occulta il cadavere per continuare a prenderne la pensione.

Come le hanno proposto la parte della nonna “freezata”?
Era tanto che volevo interpretare una nonna! Io ho sempre detto: “Fatemi vecchia, fatemi brutta, fate quello che volete ma toglietemi di dosso l’etichetta del sex symbol, non ce la faccio più!”. Il mondo è andato avanti e io insieme a lui: sono anche invecchiata. Però, a quanto pare, non abbastanza da farmi prendere per ruoli di una donna della mia età.

In questo film, però, ci è riuscita.
Sì, è venuta in mio aiuto la mia nipotina Serena, aiuto regista di questo film. Mi ha chiamata dicendomi: “Zia, c’è una parte per te, devi fare la nonna! Però leggi bene il copione, perché muori subito!”. Ho fatto il provino e mi hanno presa. Questo per me è un piccolo passo, spero che qualche regista, vedendomi, dica: “Ah, però! Non è più la Bouchet di una volta: può fare anche altro!”.

Lei come vive la sua età?
Benissimo. Mi scordo totalmente di quanti anni ho. Finché ho la salute, il benessere e la mente lucida, sto bene. Sono in tournée a teatro da quattro anni: sono stata tre anni in scena con Tre donne in cerca di guai e ora, da un anno, recito in Quattro donne e una canaglia, uno spettacolo con cui sarò a Roma da metà aprile fino a metà maggio. Sono sempre in giro con il pullmino. Il lavoro mantiene giovani. E, a chi mi chiede come faccia a rimanere così in forma, io rispondo sempre, scherzando, che mi infilo nel freezer. Bene, adesso nel freezer mi ci hanno messo sul serio! (Ride, ndr).

Fa ancora tanto sport?
È difficile quando si è in tournée, ne faccio un po’ nelle stanze d’albergo, anche se non dimentico mai di fare stretching tutte le mattine, nel letto, appena mi sveglio. Per mantenermi in forma, mangio poco, bevo tanta acqua, lavoro molto e, quando è possibile, faccio ginnastica.

Lei è considerata colei che ha portato l’aerobica in Italia: è d’accordo?
Sì, io mi considero la Jane Fonda dell’Italia. E ne sono molto fiera.

Sul grande schermo interpreta una nonna premurosa, nella vita reale che nonna è?
Io sono una nonna sprint. Le mie due nipotine hanno 6 e 2 anni e vivono a Milano con il loro papà Alessandro. Io le vedo quando posso: se vado a Milano per lavoro, mi fermo sempre un po’ per stare insieme. Non solo: le vado a trovare per tutte le feste comandate. Io per loro sono “la nonna B”. Mi dicono sempre: “Nonna, andiamo a fare un ballo!”. E io mi metto a giocare con loro.

Scherzando, lei ha detto che, fino a un po’ di tempo fa, tutti dicevano che Alessandro Borghese era il figlio di Barbara Bouchet, mentre oggi dicono che Barbara Bouchet è la mamma di Alessandro Borghese: come la vive?
Ho passato lo scettro. All’inizio è stata un po’ dura, devo dire. Ero abituata alla gente che veniva da me e mi diceva: “Signora Bouchet, complimenti!”. Ora, invece, mi fermano per dire: “Quanto mi piace suo figlio!”. I primi tempi mi sono detta: “Mamma mia, evidentemente non sono più quella di un tempo!”. Ma io sono così fiera di mio figlio. Alla fine di ogni giornata, lo chiamo e gli faccio il resoconto di quanti complimenti ha ricevuto attraverso di me. Gli dico: “Amore, oggi ho collezionato sedici ‘mi piace suo figlio’. Però ricordati che otto di quelli sono per me, perché ti ho fatto nascere io”.

Chi cucina tra voi due quando siete insieme?
A casa sua cucina lui, a casa mia nessuno. Io sono l’anticucina fatta persona.

C’è un piatto che Alessandro prepara per lei perché sa che lo mangia volentieri?
Ricordo che, tempo fa, andai a casa sua e gli chiesi: “Amore, che mi hai cucinato di buono?”. E lui: “Mamma, è inutile che io sprechi il mio talento per te. Spendo ore e ore a cucinare e tu, alla fine, ne prendi solo due forchettate. Ti ho preparato quello che sono sicuro che mangerai per intero: i wuerstel con i crauti!”. Da allora mi cucina sempre quelli.

Silvia Santori

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