Intervista a Carlo Fenizi

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Nell’attesa che riaprano le sale cinematografiche, sposando la campagna #iorestoacasa, a partire dal 20 maggio, arriva in prima visione assoluta on demand sulla piattaforma Chili il lungometraggio Istmo, per la regia di Carlo Fenizi (Effetto Paradosso, Umbra). Il film segue le due vite parallele di Orlando, traduttore e “influencer”. Orlando è vittima e specchio di una società che unisce apparentemente ma di fatto ci separa inevitabilmente, è un’anima sospesa, tra una solitudine autoindotta e claustrofobica e una tensione verso l’esterno, così come l’istmo, punto di confine sospeso tra due terre e due mari. Un cast a dir poco variopinto che vede Michele Venitucci (Tutto l’amore che c’èIl seme della discordiaA Woman, Codice Rosso) nei panni del protagonista e di co-sceneggiatore insieme a Fenizi, Caterina Shulha (Smetto quando voglioLa vita possibileCetto c’è, senzadubbiamente), Timothy Martin (Una Pura FormalitàKarol, un Papa rimasto uomo) e la pluripremiata star spagnola Antonia San Juan, nota in Italia per pellicole come Tutto su mia madre di Almodóvar e Amnèsia di Salvatores.

Che cos’è per te Istmo?
È un viaggio nella realtà di Orlando che, in qualche modo, se pur in forma iperbolica, ci racconta qualcosa sulla nostra realtà quotidiana. Sul modo che abbiamo di entrare in contatto con l’altro, sulla nostra vita sui social network. Per me il film è una riflessione sulle relazioni e al tempo stesso un inno alla vita.

Un istmo è una striscia sottile di terra che separa due mari (o un lago e il mare) e unisce due terre. Un titolo particolare, un po’ inusuale, un po’ misterioso, qual è il motivo della scelta?
C’è una doppia ragione. La prima trova una risposta nella storia: nel film c’è un riferimento concreto a un istmo. La seconda è legata ad una simbologia. Una metafora di natura geografica.  Il titolo corrisponde simbolicamente alla condizione di Orlando sospeso tra due tipi di esistenze, tra realtà parallele e forti contraddizioni; appunto, tra unione e separazione.

Com’è stata l’esperienza con gli attori del film?
Molto positiva. Non mi riferisco solo ad i protagonisti, ma a tutti gli attori che hanno partecipato. Michele Venitucci interpreta Orlando, il protagonista. È un attore veramente talentuoso e attento, sempre in ascolto. Ha collaborato anche alla scrittura e ho un’intesa speciale con lui. La partecipazione della spagnola Antonia San Juan poi è stata come un regalo. Oltre alla sua incredibile intensità di attrice, nonostante sia una stella internazionale, è stata molto disponibile e generosa. Caterina Shulha: una splendida scoperta. Sta partecipando a molti film ultimamente e la sua carriera è in salita. Ha dato una dolcezza speciale al personaggio e poi è veramente dotata di grande verità. Timothy Martin, statunitense, ha un impatto fortissimo ed è di una precisione disarmante.

Che sensazioni hai del tuo film?
Questo film mi dà la sensazione come quella di un primo decollo: il passeggero parte piano con un senso di ignoto e poi sente la velocità e il volo.

Sei soddisfatto del risultato finale?
Sì. Nonostante sia stata una piccola produzione, credo possa avere le potenzialità per dire qualcosa e suscitare qualche emozione. Le reazioni a un film, però, sono veramente troppo soggettive, soprattutto se le intenzioni del film stesso non sono prettamente commerciali. Le reazioni sono strettamente legate alla natura e ai gusti del singolo spettatore.

Un’ immagine del set che ricordi particolarmente?
Ce ne sarebbero tante e alcune svelerebbero troppo se le raccontassi. Ora mi viene in mente l’ultimo ciak, curiosamente simbolico: l’inquadratura di un gufo impagliato, girata, per ragioni tecniche, con la cinepresa capovolta. 

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