Eve La Plume con  capelli rosso fuoco e incarnato delicato, sembra essere scivolata, come una piuma leggera, da un album di ricordi, eppure è assolutamente al passo con i tempi e con questo nostro tempo, in cui sa  regalarci  spettacoli all’insegna della eleganza e del bon ton. Eclettica e “capace” disegna con cura i suoi costumi che sono una vera e propria opera d’arte: costellati di pietre, perline, passamanerie che con maestria, lei stessa, cuce e prepara. Abiti, non solo di scena, ma per tutti i giorni perché Eve è questa, sorprendente e unica. Eve La Plume è la Regina del Burlesque, un Icona di stile ma soprattutto, una donna tutta da scoprire. Eve La Plume tra il 2009 e il 2019 appare in TV nel Chiambretti Night fino a Repubblica delle Donne (CRS di Piero Chiambretti) e in talkshow come Alle falde del Kilimangiaro, Porta a Porta, Maurizio Costanzo Talk, Lilit. Influenti riviste quali Playboy, Kult, Maxim, Marie Claire, Amica, Donna Moderna, Diva & Donna, Silhouette Donna, Grazia e Chi, pubblicano articoli dedicati alla performer, inusuale e unica. Nel maggio 2011 Vanity Fair dedica cinque pagine a Eve La Plume assegnandole il titolo di “Regina del Burlesque” in Italia.

Eve La Plume, un nome che ti calza a pennello come gli abiti che indossi. Come nasce questo nome, che sembra essere uscito da un libro di racconti?
Quando ero ragazzina, mi chiamavano Eve un soprannome che mi è sempre piaciuto. Come dice Chiambretti, un nome da primadonna, che mi calza a pennello. Eve è francese, come mia mamma e mia nonna e che mi piace perché  palindromo. La Plume, che ne sottolinea la leggerezza, lo completa alla perfezione. Erano un po’ di anni che pensavo di voler fare qualcosa che non c’era. Allora facevo la costumista e, quasi senza accorgermene, mi sono trovata a rappresentare una donna con un’estetica che non era necessariamente quella del momento. Io sono esattamente così, sulla scena e nella vita di tutti i giorni, sono costumista e creo gli abiti che indosso. Questi diventano parte di me e mi raccontano.

Eve il tuo personalissimo stile, a quale periodo s’ispira?
Lo stile è personale e deve poter aiutare a sentirci belle, a nostro agio secondo un modello di donna che ci somigli, alla quale ispirarci. Nel mio caso, non è un’epoca precisa, o una ricostruzione storica, ma un mix di anni che vanno dalla fine dell’800 dove prediligo gli abiti maschili, perfetti per la stagione fredda e gli anni ’20 e ’30 per i mesi caldi. Il trucco è ispirato agli anni ’50, la pettinatura e le onde degli anni ’30. Tutto viene filtrato dalla mia sensibilità, in un incontro di epoche diverse, che creano il mio personale stile. Se cadiamo nel tranello di non sentirci adeguate, solo perché non rispondenti ai canoni del momento, non riusciremo mai a volerci bene e a sentirci bene con noi stesse. Siamo condizionati da modelli che la società ci propina e a me piace pensare di poter essere d’ispirazione a chi si ribella a questi schemi, ma cerca uno stile che la renda  davvero felice.

Eve, cos’è per te “l’armadio dimenticato”?
Ci sono abiti, tessuti che non possono essere buttati. In ogni trama, in ogni capo c’è una storia che mani abili hanno intessuto con maestria. Questi, si possono sempre rivedere, smontare per recuperarne passamanerie, perline e dettagli che possono essere preziosi per “creare” il nuovo dal vecchio.

Tra l’essere vintage e “antico” il passo è breve. In che modo si può evitare di cadere in questa trappola?
Non tutto il vintage è bello, ci sono cose belle e altri che definiremmo chip. Le cose brutte sono sempre esistite. Le regole fondamentali sono sempre le stesse. Sapersi guardare allo specchio, oltre che dentro, ci può aiutare a comprendere cosa sia giusto per noi. Ci sono persone che possono “sostenere” abbinamenti azzardati, grazie a una personalità che regge quell’esperimento. Una decisione assoluta deve essere giustificata da un percorso, una cultura. Se quel modello che decidiamo di fare nostro non ci azzecca con il nostro essere sarà, inevitabilmente, un fallimento.

Eve sei impeccabile anche quando sei intenta a fare la spesa al supermercato, sei davvero così perfetta, o possiamo sperare che tu abbia qualche difetto?
Ho problemi con i numeri e con le dimensioni, nonostante io passi il tempo a tagliare e cucire che è il lavoro più legato alla geometria e alla matematica non riesco ancora a figurarmi quanto siano 5,10,20 ,30 cm o un metro. Ho problemi con la destra e la sinistra, quando insegnavo pattinaggio ai bambini piccoli, mettevo loro ai piedi un nastrino rosso a destra e uno blu a sinistra perché loro potessero imparare, infatti loro imparavano ma io no! Ero tentata di metterli anche ai piedi degli adulti per essere aiutata anch’io. Non ricordo i visi delle persone e non so che faccia abbia il barista che mi serve la colazione ogni giorno e, se si sposta dal suo banco di lavoro, diventa per me tutti e nessuno. Mille sono gli aneddoti delle mie gaffe in tal senso. Una sera mi sono ripresentata alla stessa persona, con l’entusiasmo della prima volta, quattro volte nell’arco di due ore. Ho imparato a salutare tutti come fosse il mio migliore amico perché spesso uno di loro è proprio il mio migliore amico!

Hai lavorato con Piero Chiambretti, dal Chiambretti night nel 2009 fino alla Repubblica delle Donne CRS nel 2019. Com’è nata questa fortunata collaborazione?
Ero reduce da un importante spettacolo e Chiambretti dopo essere stato a Londra, decise di introdurre il burlesque nei suoi spettacoli. Fui contattata proprio perché in quel momento ero l’unica in Italia. E’ nata una bellissima collaborazione durata dieci anni, nonostante lui sia sagace e molto vivo, ironico, mentre io invece, sono discreta e moderata. Un contrasto forte, nel quale lui ha visto tutta la potenzialità e senza sbagliare! Ricordo il primo incontro, quando m’introdussero in una stanza dove era riunito con tutto lo staff. Lui mi ha accolto con un: “Buongiorno signora, immagino lei faccia la farmacista”. Io imbarazzata e impreparata alla battuta, ho risposto che no, io facevo la costumista. Mi ha congedato così ed ho pensato di aver fatto una figuraccia. In realtà, mi è stato detto dopo, che lui mi ha scelto in quel momento. Il nostro è stato un bel rapporto lavorativo e di rispetto. Lui ha capito, da subito, che ero proprio così, non recitavo. Chiambretti è di un’intelligenza incredibile, si occupa di tutto, supervisiona tutto. Ogni cosa è gestita, selezionata da lui. Un personaggio superiore alla norma che mi ha dato davvero tanto.

Regina del Burlesque, icona di stile, performer: come nascono i tuoi spettacoli?
Generalmente, m’innamoro di un’idea, la scintilla che accende la mia creatività, alimentando la mia fantasia. Per esempio, è stato così per  la Marchesa Luisa Casati, vissuta all’inizio del ‘900, un personaggio così ricco di spunti che ho fatto un intero spettacolo su di lei. L’ho studiata talmente tanto, che ho creduto di averla ingoiata. Questo legarmi a lei, mi ha fatto sentire responsabile, costringendomi a lavorare tantissimo per ritrarla in modo esaustivo e rispettoso. A lei era ispirato lo spettacolo del “Serpente”, che spesso il pubblico ha pensato riferirsi ad Adamo ed Eva.  In altri, mi sono ispirata al mondo dei vecchi balocchi come Il Carillon, Il Cavallo a Dondolo, La Giostrina, che fanno sognare e che amo da sempre.

In questo momento avresti dovuto essere all’estero in tournée, che invece è rinviata al prossimo anno. A cosa stai lavorando?
Non riesco a stare ferma e ho in testa un idea molto bella, per un nuovo spettacolo. Sono convinta che l’unione faccia la forza, sempre. Per questa ragione, sto mettendo insieme un bel gruppo di creativi per sviluppare la cosa. Questo è il momento giusto, perché quando tutto va bene noi artisti tendiamo ad occuparci del nostro orticello. Oggi dobbiamo includere gli altri, unirci e formare gruppi di lavoro. Dalla crisi, possono nascere nuove opportunità. Non si può aspettare con le mani in mano, ma creare, inventare e ri – partire.

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