“C’è una cosa, della popolarità, che non mi aspettavo succedesse: se la gente mi ferma per strada, mi chiama direttamente Lino. Io sono molto introverso, non mi apro immediatamente: il fatto che qualcuno mi chiami per nome senza che io lo conosca, mi scalda un po’ il cuore, è bello!”. Si racconta così a Eva Lino Guanciale, da poco tornato in tv con la seconda stagione di Non dirlo al mio capo, in cui interpreta lo spigoloso avvocato Enrico Vinci. “Alla fine della prima stagione, Enrico si era aperto a Lisa (interpretata da Vanessa Incontrada, ndr). Solo che poi…”.

A che punto ritroviamo il tuo personaggio? Enrico sarà costretto a crescere dal punto di vista emotivo. Nella prima stagione abbiamo capito che era all’indomani della chiusura di un rapporto importante: si trovava da battitore libero nel vasto mondo delle possibilità; stavolta dovrà scegliere tra un grande amore che è stato in passato e un amore che prometteva di essere il suo futuro. Per il resto rimane quello che era, ossia uno stronzo di talento, come se ne trovano. È un uomo che, capace come è nel lavoro, fa dell’unica cosa in cui è veramente forte nella vita uno schermo per difendere le proprie fragilità dal mondo esterno.

Come si evolverà il suo rapporto con Lisa? Il bello da vedere è che Lisa, che emotivamente è molto più forte di Enrico, ha tanto da insegnare a lui. Alla fine della prima stagione Enrico si era aperto. Solo che poi…

Nel 2019 compirai 40 anni: un bilancio di quello che è stato finora? È molto positivo, ci sono state sia cose belle che cose brutte. Però, nella media, mi sembra di essere stato piuttosto fortunato. Non mi lamenterei.

Come immaginavi il tuo futuro, quando eri bambino? Dopo aver visto La voce della luna di Federico Fellini avevo capito che mi piaceva moltissimo il cinema e che mi sarebbe piaciuto recitare, però rimuovevo la cosa.

Perché la rimuovevi? Io vengo da Avezzano, che è una cittadina grande ma che ha pur sempre la realtà tipica della provincia italiana. Andare dai tuoi e dire loro: “Voglio fare l’attore”, non è un qualcosa che li mette immediatamente tranquilli. Un po’, quindi, mi ero negato questa passione. Tanto che ho finito per recitare soltanto a 19 anni, per togliermi uno sfizio. Mi dicevo: “Tanto farò il medico!”. E invece è andata diversamente.

Come mai pensavi di diventare un medico? Mio padre è medico. E questo certamente influiva. Poi a me i rapporti umani interessano moltissimo, anche se sono così introverso. Anzi, forse proprio per questo. Il medico, quindi, mi sembrava l’altra professione con la quale potere imparare ad avere a che fare bene con la gente. L’attore è anche meglio, però. Perché oltre ad avere a che fare con tante persone, puoi anche fare finta di essere tante persone diverse. Capisci più cose.

Forse a casa sarebbero stati più contenti se avessi fatto il medico? Nel breve termine sì. Non ti dico l’apocalisse che è successa quando ho detto ai miei che volevo fare questo mestiere.

Come glielo hai detto? Io avevo fatto il concorso per entrare a medicina a Roma. E lo avevo anche vinto. L’ultimo giorno utile per iscrivermi, ho detto ai miei: “Non mi iscrivo a medicina”. La scena è stata questa: cade un piatto, mio fratello Giorgio (che ora fa lo psicologo) si eclissa dalla stanza e mio padre mi dice di tutto per due ore e mezza.

E poi? Poi è stato bravissimo, perché dopo avermi insultato variamente, mi ha detto: “Vabbè, ma io ora come cavolo ti aiuto?”. Il suo problema era quello. Se facevo il medico, lui da medico poteva darmi una mano. Se decidevo di fare l’attore, lui non sapeva come aiutarmi. Però è stato sano, perché si è messo subito nell’atteggiamento di cercare di accompagnarmi su questa strada. Non si è mai perso uno spettacolo, mio padre. Sono sincero, anche se ringrazio chi mi ha dato la possibilità di fare tanti ruoli diversi, la Rai e tutte le produzioni con le quali ho lavorato, sopra a tutti, se c’è un debito, io quel debito ce l’ho con i miei genitori. Non con i miei datori di lavoro.

Dove ti rivedremo? Sarò in tv prossimamente con L’Allieva e con la Porta Rossa. E poi farò tanto teatro.

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