Intervista a Nicolò De Vitiis

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Parlando di Nicolò De Devitiis si può dire senza tema di smentita che lui la bicicletta l’ha voluta. E ha anche pedalato. Entrato nel mondo dello spettacolo per gioco, anche se “volevo fare questo mestiere fin da ragazzino”, il giovane conduttore romano deve i suoi esordi a una specie di parodia dei fashion blogger. Con l’intento di prendere in giro una categoria che si prendeva troppo sul serio, infatti, Nicolò si inventò bike blogger, conquistando inaspettatamente la rete e raggiungendo in poco tempo i 4mila follower. Da quel momento di strada ne ha percorsa, tanto da diventare un volto televisivo conosciuto. Da Le Iene ai Wind Music Awards fino a Goal Deejay e, più recentemente, a Dance Dance Dance, De Deviitis vive un momento d’oro che, stando agli ultimi rumor, non riguarderebbe solo la carriera. I bene informati, infatti, lo vorrebbero in love con Eleonora Pedron.

Hai lavorato in tv con bellezze come la Leotta, la Marcuzzi e la Blasi: sfortunato, eh?
È un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo!

La tua ultima partner di lavoro è Andrea Delogu, con cui hai presentato Dance Dance Dance, che tipo è?
Super. Io e lei ci conosciamo da un bel po’, ho conosciuto prima Francesco (Montanari, marito della Delogu, ndr), poi a una cena ho incontrato Andrea. Fin da subito c’è stata sintonia, tant’è che, quando hanno aperto i casting per Dance Dance Dance, l’ho chiamata e le ho detto: “Andrea, mi hanno chiamato per il provino”. Lei era super gasata, non faceva che dirmi: “Nic, mi raccomando, devi andare bene, ti devi far prendere!”. Mi ha dato un sacco di consigli.

Che emozione è stata presentare un programma di prima serata così importante?
Anche il Wind Summer Festival è stato una bella botta di adrenalina, quest’estate. Soprattutto per me che sono romano: trasmettevamo da Piazza del Popolo. Dance Dance Dance è stata un’emozione forte e un motivo di orgoglio: quel palco così grande, le luci, i giudici, il pubblico mi hanno fatto ripetere, ogni volta: “Porca miseria, guarda dove sono: sto facendo quello che sognavo da bambino!”.

Quindi quando eri piccolo è questo quello che desideravi fare?
Sì. Io ho seguito corsi di recitazione e fatto l’animatore, ma ho anche studiato economia. Infatti un giorno sono arrivato a un bivio. Ero nella redazione de Le Iene da sei mesi e affiancavo gli altri, nel frattempo però mi ero laureato. Dopo aver discusso la tesi, chiamai il mio capo a Le Iene e dissi: “Davide, che devo fare? Io di tornare a casa e ripetere a mia madre Il Corriere della Sera a memoria non ho voglia. Seguo il mio sogno o faccio uno stage nel marketing?”. Lui mi disse: “Se ci tieni così tanto devi venire a Milano”. Sono andato a Milano e ho passato otto mesi ospite a casa sua: Davide Parenti accoglie tutti.

E i tuoi come l’hanno presa?
Mi sono trasferito senza dire a nessuno cosa andassi a fare: non volevo creare aspettative. Dissi solo: “Io vado a Milano, fidatevi di me”. Avevo dei soldi da parte, prima lavoravo in un negozio di abbigliamento. Mi sono lanciato e ho imparato a fare questo lavoro sul campo. Ho seguito da vicino Giulio Golia, Matteo Viviani, ho rubato molto con gli occhi. Ho imparato a montare i servizi.

E quando i tuoi ti hanno visto a Le Iene, cosa ti hanno detto?
Li ho chiamati il giorno che andavo in onda e gli ho detto: “Stasera guardate Le Iene, non chiedetemi perché”. Quando è partito il servizio c’è stata l’apoteosi, hanno pianto.

Momenti di difficoltà in questo lavoro li hai mai vissuti?
Tutti i giorni è una prova da superare. Io sono molto critico con me stesso, voglio essere all’altezza di essere dove sto. E non voglio deludere le persone che stanno investendo su di me, mi sento addosso un’aspettativa enorme. Allo stesso tempo me la godo.

Che effetto ti fa essere riconosciuto per strada?
Io non tollero quelli che non fanno le foto o restano schivi quando la gente li ferma per strada. Sono dell’idea che faccia parte di questo mestiere. Se non volevi queste “rotture di scatole”, come a volte le sento chiamare, facevi l’impiegato alle poste.

Silvia Santori

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