Intervista ai The Kolors

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Solo pochi anni fa vendevano le mozzarelle alle Poste per ripagarsi la strumentazione, “ma non so se sia legale dirlo!”; oggi sono a tutti gli effetti una band riconosciuta e di successo. Diventati popolari grazie alla loro vittoria ad Amici 14, i The Kolors non si sono più fermati. E oggi, superata brillantemente la “prova Ariston”, hanno una nuova consapevolezza. Forse hanno cambiato pelle, questi ragazzi napoletani. Di certo, hanno cambiato lingua: Frida, il brano con cui si sono presentati all’ultimo Festival di Sanremo, infatti, è il primo cantato in italiano e apre per loro un nuovo percorso. Eva ha incontrato Stash (Antonio Fiordispino), il frontman della band e con lui ha parlato di amore eterno, look, ciuffi e anche di Ornella Vanoni!

Stash, finalmente cantate in italiano: avete cambiato rotta?
Più che un cambio di rotta, è un ampliamento degli orizzonti: finalmente abbiamo trovato la strada giusta che può rappresentare la band anche in italiano, che è la nostra lingua e di cui andiamo super fieri. Sicuramente nei nostri prossimi lavori discografici ci sarà l’italiano.

Perché non farlo prima?
In realtà la mia voce in italiano si è sentita già l’anno scorso in mainstream nel brano Assenzio cantato insieme a Fedez, J-Ax e Levante. Sentendola in radio i nostri fan ci hanno fatto notare che suonava familiare e quel gap psicologico dell’inglese, che forse avevo più io nella mente, è stato superato. Devo ringraziare molto Ax: lui è stato con me fino alle tre del mattino mentre stava per nascergli una creatura, solo per trovare con me la chiave giusta per cantare Assenzio in italiano senza snaturarmi dal punto di vista di sonorità e di timbro.

Il ritornello Mai mai mai di Frida è ormai diventato virale. Girano sui social frasi come: “Mai mai mai una gioia” e video divertenti. Che ne pensate?
Ci fanno ridere da morire!

Come mai avete scelto Frida Khalo come riferimento per il brano con cui siete andati a Sanremo?
Il nostro non vuole essere un riferimento “pesante”, come se fosse una lezione di storia dell’arte: non saremmo credibili se facessimo una cosa del genere! Noi parliamo di un amore contemporaneo che ha delle regole diverse rispetto a quelle che potevano esserci vent’anni fa. Io dico spesso che, dal 2010 in poi, in amore vince chi visualizza e non risponde! Mentre scrivevamo il testo, ci siamo resi conto che c’erano tante affinità con l’approccio e l’attitudine di Frida Khalo nel messaggio positivo che volevamo dare dell’amore. Possono cambiare le regole, ma la base di tutto sta nell’energia che questo sentimento scatena.

Voi credete nell’amore eterno?
Al momento non abbiamo avuto delle esperienze in quel senso. La vita è fatta di emozioni anche veloci.

Stash, tu sei molto apprezzato dal pubblico, soprattutto da quello femminile. Stai però iniziando ad avere dei competitor di tutto rispetto, vedi Damiano dei Maneskin. A livello estetico, tu hai puntato sul ciuffo e sul look. Il fatto che altri ti stiano seguendo e magari raggiungendo ti spaventa?
No, anzi mi fa piacere che ci siano altre realtà. Quanto al look, noi siamo sempre stati abbastanza permeabili nei confronti delle nostre ispirazioni tratte dagli anni ’80, ce le siamo portate sempre sui palchetti. Abbiamo chiaro il tipo di immagine che vogliamo dare. A livello estetico ci volevamo ispirare ai Beatles sul concetto di uniforme, ma anche all’estremo Michael Jackson con la fascia rossa.

C’è qualcosa che non cantereste Mai mai mai?
Non canteremmo mai in polacco! (Ride, ndr).

A Sanremo Ornella Vanoni ha confessato di essere pazza di te, dice che ti vorrebbe mangiare di baci e che le ricordi tanto suo nipote. Sei contento?
Certo che lo sono! Ogni volta che la vedo, Ornella lei mi abbraccia, mi stringe: è una cosa bella. Una volta c’era mio padre davanti a noi quando ci siamo incontrati. E mi ha detto, tutto emozionato: “Anto’, ma la Vanoni ti ha abbracciato!?”.

Silvia Santori

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