Wanda Fisher e “Il Mio Canto Libero”

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Wanda Fisher è un artista tutta da scoprire: una lunghissima e fortunata carriera che finalmente Wanda decide di svelare e condividere. Enfant prodige della musica, comincia a studiare pianoforte a soli sei anni, canto e ballo, i soli giochi che ama fare. Approda ai primi concorsi vocali a tredici anni, collezionando una vittoria dopo l’altra, tracciando indiscutibilmente la strada verso una carriera artistica predestinata. Caparbia e determinata, a sedici anni è affidata alla zia che vive a Milano, dove comincia a frequentare le sale d’incisione esordendo come corista. Lì l’incontro fondamentale con Gian Piero Reverberi, uno tra i più grandi arrangiatori del momento e un’escalation che la porterà a fare i cori de “Il mio canto libero” di Battisti nel ’72 e l’ultima tournée con la grande Mina nel ’78.

Wanda quando hai capito che il ritmo e il canto erano per te, molto più di un gioco?
Ero una bambina vivace e determinata, che ha cominciato molto presto a cantare e ballare. Devo essere grata alla mia famiglia e in particolare a mia mamma che mi ha sempre sostenuta e accompagnata ai tanti concorsi canori, permettendomi poi di abitare a Milano da una zia, per poter studiare canto e arrivare alle sale d’incisione. Ero indomabile, con la fretta di realizzare i miei sogni e questa è forse la ragione per cui ho smesso di studiare pianoforte, che mi appassionava, ma per i miei gusti richiedeva tempi troppo lunghi. Sapevo con chiarezza quale fosse il mio sogno e intendevo realizzarlo al più presto.

Nella tua lunga carriera hai avuto il privilegio di incontrare e collaborare con i grandi della musica: Mina, Celentano, Vasco, Fossati, Miguel Bosè, Cocciante, la Carrà e Cristiano Malgioglio. Tra i tanti incontri, quali ritieni siano stati i più importanti?
Sono stati tutti molto importanti, immagina essere in tournée con Mina, sentirla cantare è indescrivibile e inimmaginabile, eppure io nel ’78 ero con lei alla Bussola. Ogni collaborazione mi ha dato tantissimo, ma indubbiamente l’incontro con Gian Piero Reverberi (fondatore dei Rondò Veneziano) ha segnato l’inizio della mia escalation come corista, a lui devo anche, tra gli altri,  un lavoro importante a Los Angeles su un progetto di musica classica per l’estero con la Sony. In seguito Cristiano Malgioglio che mi ha incoraggiata ad intraprendere la carriera da solista, vedendo in me potenzialità che ancora non avevo del tutto espresso, aprendomi di fatto le porte a i primi contratti con le grandi case discografiche.

La tua è la voce storica dei cori originali de “Il Mio Canto Libero”, meravigliosa canzone di Battisti e Mogol del ’72. Com’è stato incontrare Lucio Battisti?
Un incontro a tre con Gian Piero Reverberi dove, con la mia infinita timidezza, mi sono trovata al cospetto di uno dei giganti della musica, che non potrò dimenticare: un artista che ha segnato profondamente la mia vita e la mia carriera, dotato di una genialità davvero unica i cui brani, faranno parte della nostra storia per sempre.

Hai inciso quest’anno una versione corale de “Il Mio Canto Libero” molto suggestiva e particolare, cantata da te. Com’è nata questa idea?
Devo moltissimo a questo brano del quale ero la voce solista di quell’inciso angelico che ricordano tutti e sono rimasta colpita dall’apprendere che, ancora oggi a quasi cinquant’anni dalla sua pubblicazione, è primo in classifica su Spotify. Da lì è nata l’idea con la mia casa discografica, di rifarne una versione cantata da me con le bellissime voci del Coro della Città di Napoli diretta dal Maestro Carlo Morelli sull’arrangiamento stupendo di Giovanni Rosina. Devo confessare che mi ha emozionata tantissimo e “tu chiamale se vuoi, emozioni…” Una cover che credo potrà piacere anche ai più giovani, un inno di libertà bellissimo e intramontabile con un messaggio di speranza per tutti noi.

Wanda, non basterebbe un giorno intero per farti raccontare tutto: quali sono i tuoi progetti, i tuoi sogni?
Continuo a sognare e a progettare, perché sono ancora quell’indomabile Wanda bambina, che vive di musica e per la musica. Mi piacerebbe realizzare un intero album dedicato ai classici americani del jazz che amo, tipo Billie Holiday e lasciare che la mia musa, la musica, mi conduca come ha sempre fatto. Se devo confessare un sogno purtroppo irrealizzato, che ho coltivato a lungo, è quello di duettare con la più grande di sempre: Mina.

Foto di Marco Piraccini

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